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18/12/2006 Newsletter - Num 1
Seconda edizione della giornata di studio sul lavoro femminile con la Professoressa Bombelli

Banche - Passione e fatica. Quando ieri pomeriggio si è tenuto presso il teatro San Domenico il convegno La passione e la fatica. Gli ostacoli organizzativi e interiori alle carriere al femminile è stato inevitabile pensare ai dati appena pubblicati dal Censis sullo stato della società italiana, dove è emerso il nostro ritardo rispetto al resto d’Europa per quanto riguarda il numero di donne occupate, nonostante il contributo fondamentale di esse a prodotto interno lordo.
Un convegno ispirato al titolo dell’ultimo libro della relatrice Maria Cristina Bombelli, docente di Business Administration presso la Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi.

L’incontro, aperto a tutta la cittadinanza, è stato organizzato dalla Banca Cremasca di credito cooperativo con la collaborazione di iDEE Associazione delle Donne del Credito Cooperativo e con il patrocinio dell’assessorato alle Pari opportunità di Giovanna Barra che in occasione dell’evento ha presentato “Il tavolo delle donne”, associazione cremasca nata allo scopo di stimolare la rappresentanza femminile nel mondo del lavoro. Erano presenti tra il pubblico il sindaco Claudio Ceravolo, il deputato Cinzia Fontana, la professoressa Paola Orini, la presidente del circolo di An Rachele Ogliari e Pierpatrizia Piarulli, moglie del Presidente della Fondazione San Domenico, Umberto Cabini, nonché imprenditrice di successo.
Dopo una breve introduzione di Francesco Giroletti, presidente della Bcc, la dottoressa Enrica Cavalli ha presentato l’Associazione iDEE, nata nel 2004 con l’intento di valorizzare il ruolo femminile all’interno degli istituti bancari e che conta oggi più di cinquecento iscritte.
L’associazione era già entrata in contatto con la Bombelli lo scorso marzo, in occasione di una delle giornate studio che vengono periodicamente organizzate per le iscritte; dal 1999 vengono infatti portati avanti progetti di ricerca focalizzati sui vari aspetti della diversità che emergono nel contesto lavorativo, problema evidentemente sentito dalle aziende dato che ben 28 fra loro hanno preso parte all’associazione Laboratorio Armonia, fondata dalla stessa Dottoressa Bombelli, per finanziarne gli studi.
Nel corso dell’incontro la relatrice ha ripercorso i temi affrontati nel suo libro partendo da una serie di considerazioni sui dati dell’occupazione femminile in Italia, il 50,3%, contro il 75% degli uomini e ancora lontano dal 57% stabilito dal Consiglio Europeo di Stoccolma.
Al contrario, le percentuali sull’istruzione femminile e sulla votazione media mostrano chiaramente come le donne ottengano negli studi risultati migliori degli uomini. Per spiegare questo paradosso la Bombelli ha toccato una serie di punti chiave del problema, mettendo in evidenza la gravità del processo di “autoesclusione” di cui le stesse donne si rendono vittime. La concentrazione in facoltà universitarie che non offrono la possibilità di fare carriera, un’eccessiva insicurezza e ricerca di approvazione e il rifiuto dell’aggressività sono esempi degli ostacoli interiori che gran parte delle donne non riesce a superare, tanto da precludersi la possibilità di rivestire ruoli di potere.
Questa attenta analisi del mondo femminile ha fatto emergere una sensibilità profonda e diversa rispetto a quella maschile che, nel lavoro, da punto di forza può talvolta trasformarsi in limite. Ne sono prove lo stress causato da una forte percezione del peso della responsabilità, o i comuni sensi di colpa nutriti nei confronti della famiglia.
La relatrice, donna di successo ma anche madre di due figli, assicura che queste barriere psicologiche possono essere superate senza difficoltà. E afferma: «Se è l’uomo a chiedere un’ora di permesso dal lavoro per andare a prendere il figlio all’asilo si sente dire “è proprio un bravo marito”. Se tocca alla donna invece “con la maternità diventano tutte inaffidabili”. Quindi» ha concluso perentoriamente e con una frase ironicamente ambigua, «all’asilo impariamo a mandarci anche i mariti».
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