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L’11 marzo 2006 si è svolta la prima giornata di studio dell’Associazione delle Donne del Credito Cooperativo presso l’Auditorium della Bcc di Sesto San Giovanni.
 
"LA PASSIONE E LA FATICA"
La donna nel mondo del lavoro
difficoltà e strumenti
 
L’idea nasce un pomeriggio in cui il gruppo di lavoro del Knowledge Management si trova a discutere sulla realizzazione di iniziative concrete che lascino un segno tangibile dell’appartenenza a iDEE e ci facciano uscire da un incontro, una riunione, un evento, con la sensazione di aver acquisito qualcosa.
copertina passione e faticaLa domanda che spesso le ‘potenziali’ iDEE pongono è “Sì, ma che fate? Che vuol dire iscriversi all’Associazione delle Donne?”.
Bene, da oggi è possibile aggiungere anche la motivazione della volontà di dotarsi di strumenti concreti, tesi a valorizzare il ruolo femminile nell’ambito di un’organizzazione.
 
Oltre 100 partecipanti, ospiti della Banca di Credito Cooperativo di Sesto S Giovanni, si sono ritrovate a discutere di lavoro, guidate dalla Prof. Maria Cristina Bombelli che è la prof. che tutti avremmo sognato di avere: illuminata, ironica, preparatissima.
Argomento principe: il lavoro, diventato ormai parte essenziale dell’identità di una donna.
È in atto un cambiamento del significato del lavoro nella vita delle donne: non è più vero che si lavora solo perché c'è una necessità economica. Il lavoro inizia a rispondere ad altri bisogni, fino a trasformarsi in «passione».
Una situazione nuova, soprattutto per le donne che, affacciatesi in tempi recenti al mercato del lavoro, si trovano a fare i conti con una ricomposizione di se stesse più ampia e più profonda e raccontano una grande fatica nel misurarsi con contesti che, per modalità organizzative e culture, sembrano disegnati completamente per gli uomini. La fatica può diventare improba quando bisogna comprendere i giochi del potere, e darsi da fare per non venire escluse, spesso senza decodificare il vero senso delle cose.
Vero è che sono pochissime –e il superlativo assoluto non è casuale- le donne che occupano posizioni di potere e le cause –sottolinea la Bombelli- sono due : l’esclusione e l’autoesclusione.
 
L’esclusione è legata alle dinamiche organizzative consolidate che privilegiano il meccanismo della cooptazione, che sconta ancora pregiudizi, la cui rimozione richiederà tempo e impegno.
Tutti i dati dimostrano che se c’è un posto di potere, l’organizzazione sceglie un uomo nel 98% dei casi.
Le prassi aziendali poi, essendosi articolate e sedimentate in funzione della predominanza maschile, sono spesso schiaccianti per il mondo femminile, su cui pesa tradizionalmente la cura dei figli, e sempre di più degli anziani. Insomma, se non bastasse la personale esperienza di ognuno, diverse indagini evidenziano che se una donna deve trovarsi a scuola dei figli alle 14.30 per ritirare la pagella, segnala, nel permesso che richiede, un’altra motivazione. Se un uomo dichiara di doversi assentare dal lavoro per motivi legati alla cura dei figli, riceve il plauso e la comprensione generale.
 
Non sono però i figli a limitare le carriere delle donne. Se così fosse, le donne senza figli occuperebbero tutte posizioni di rilievo. E così non è, anche per dinamiche di autoesclusione.
La continua ricerca di approvazione, spesso motivata dalla difficoltà di separare il contenuto delle questioni dalla relazione, l’incapacità di tenere sotto controllo il perfezionismo, che si trasforma in una dinamica bloccante, che fa percepire sempre il bicchiere mezzo vuoto, sono alcune fra le principali cause che impediscono alle donne di far parte del ‘gioco grosso’.
D’altronde è possibile valutare obiettivamente le proprie competenze e appassionarsi al proprio lavoro solo nel contesto di un’organizzazione che crei le condizioni favorevoli.
E competenza e passione risultano essere fondamentali fattori di successo.
 
Fra i suggerimenti proposti dalla Bombelli vogliamo segnalare l’incoraggiamento a vivere il presente e non rimuginare sul passato; a frequentare un po’ di autocelebrazione interiore e cioè fermarsi ogni tanto a ‘osservare’ ciò che siamo state capaci di fare, ma più di tutto: dare spazio a noi stesse, a ciò che siamo profondamente e non a ciò che gli altri vorrebbero che fossimo.
 
Problemi comuni a tutti coloro che nel lavoro vivono l'ambivalenza della passione e della fatica? Forse, ma al femminile ci sono delle differenze e nel nostro mondo quella della differenza è una cultura.
 
Annamaria Saponara – Gdl KM
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